L’esperienza di Scrivere dvd n.9 e tremilaseicentobattute, spazi inclusi

Pubblicato il 24 Marzo 2010 da fiore.
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dvd n.9

Distratta

Sfoglio una rivista e la sua testa si gira, sento gli occhi fissi sulla pagina e penso: “Che cosa vuole questa?”. Giro la pagina, e lei allunga leggermente il collo, forse per leggere meglio?. Prendo un foglio e matita, accavallo le gambe e cerco di concentrarmi, non c’è niente da fare è cambiato l’articolo ma la curiosità di questa persona no.
Per calmarmi faccio un bel respiro. Eh no, adesso mi sembra di sentire il suo pensiero: – “Che cosa sta scrivendo?” “Molto probabilmente il resoconto della giornata?” .“Oddio, magari ha qualche disturbo della personalità?” “Aiuto, mi sposto leggermente, non vorrei che il mio contatto fisico le creasse qualche turbamento, non si sa mai!”.-
Grazie a Dio suona il suo cellulare, posso tentare di scrivere almeno qualche riga, sento il rumore di un oggetto che cade per terra , qualcosa che era appoggiato sulle sue gambe, mi allungo per recuperare l’oggetto e , trovo un bastone bianco per non vedenti.

Ecco, alcune volte sono distratta e fraintendo atteggiamenti o discorsi e poi per convircermi, insomma …sono abbastanza testarda.

**

Cento di questi giorni

Un fragrante letto di pasta sfoglia coperto da frutta fresca, al centro la candelina accesa sopra il numero settantasei e la scritta di cioccolato :“Tanti auguri mamma”.
Felice osservi i tuoi cari che parlano, sorridono e pensi che quella candelina l’hai spenta settantacinque volte, ma stasera quel soffio è troppo faticoso.
Grazie a Dio , il fuoco si spegne.
Guardi la fetta di torta che ti hanno appena portato, sembra che le fragole ti parlino e la sfoglia ti sorrida, è invitante , vorresti prendere la forchetta e portare il cibo alla bocca , ma la tua mano non ne vuole sapere , maledetta ti evita, dei tuoi ordini se ne frega.
Sei assorta nei pensieri, sprofondata nella più completa solitudine.
La guerra è iniziata sei mesi fa , hanno detto che il nemico tu l’hai nel sangue e che alla tua età la sconfitta sarà lenta.
Conosci il nemico ma non conosci la sua forza , è difficile da accettare la sua presenza, ma terribile rendersi conto che LUI ti sta attaccando senza pietà.
Ora lo vedi che t’imprigiona la mano, vorresti gridarle a squarciagola:
“BASTARDO LASCIA LA MIA MANO!”
Ha trasformato il tuo corpo giorno dopo giorno, a tal punto che, quando ti guardi allo specchio vorresti salutare la tua immagine sconosciuta .
Il pianto di un bambino ti strappa dai questi tristi pensieri e ti accorgi che , anche se cerchi di nascondere il tuo disagio , qualcuno ti osserva.
Ormai hai già pregato un bel po’ di Santi del Paradiso e tutti i defunti che hai amato, ti rendi conto che qualcosa devi dire, qualcosa devi fare, finalmente il pollice si muove e le altre dita invidiose cercano di imitarlo e afferrano la forchetta.
Mangi questa benedetta torta, ma il sapore è indefinibile e ne lasci più della metà nel piatto, poi prendi il bicchiere di spumante in mano, lo alzi e gridi : “Cento di questi giorni”
Un augurio a tutti voi cari per altri cento compleanni, io sicuramente ……..

tremilaseicentobateute 56

temilaseiceto batture vol 54

CARPE DIEM fotografi contemporanei

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estro-11carped10carped11FOTO ATTESA

Antologia Poesia Romantica

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estro-10

Domani ti parlerò d’amore

Domani ti dirò

che il nostro amore si è scoperto lentamente,

senza  avvertire.

Germogliava silenziosamente,

nelle nostre fantasie.

Era nascosto nella luce degli occhi,

sulle labbra semiaperte,

nei frammenti dei discorsi amorosi

e  nell’allegria dei sorrisi.

E’  sorto come l’aurora,

nell’infinito e sconfinato orizzonte dei  cuori,

poi è esploso

puntandoci  i piedi nell’anima.

Amore e sogni.

Il resto del mondo perdeva forma.

Emozioni e poesia

ed  ogni  movimento diventava angelico.

Estasi di sospiri soffocati, in un tripudio di dolcezza e passione,

rossa come il colore dei semi del melograno,

liscia e trasparente,

come le linee della luna.

Tu dormi,  mentre io veglio nella notte.

Penso che un giorno un beffardo destino potrebbe portarti via.

Sentirei un dolore che mi strazierebbe l’anima.

Nessun fuoco mi riscalderebbe. Tutto sarebbe freddo e senza pietà.

Grazie a Dio

i miei  occhi sono troppo stanchi

e l’assurda paura di perderti

fiaccamente svanisce.

Penso che l’indomani,

quando ci sveglieremo abbagliati dall’argento sui nostri cuscini,

e ricorderemo quel bacio appassionato in riva al mare,

allora ti confiderò queste mie paranoie notturne.

Tu  sorriderai.

Poi con una mano ti accarezzerai il mento,

mentre l’altra scomparirà sotto il lenzuolo

e compierà il gesto più scaramantico del mondo;

nel tentativo di salvare l’essenza della vita

di  fronte ad un probabile spergiuro,

affinché il nostro amore

possa vivere per sempre.

Fiorella Carrera

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A.S.I.MOV.

Fiorella Carrera

( Fiore)

Il cortile

Nuvole d’organza bianca e macchie scure, un malinconico ricordo del tempo in cui  abitavo nel cortile.

Sono trascorsi parecchi anni da quando lasciai la casa dove sono nato. I nostri  genitori erano morti e mia sorella Ester era già sposata con Piero. Dovevo fuggire o cambiar vita e, dopo la vendita dell’immobile, mi trasferii in città.

Un suono di campane, triste e disperato, mi distoglie dai quei ricordi. Avanzo lentamente,  il portone è aperto, attraverso l’arco d’entrata e  mi chiedo: “perché sono qui?”.

Entro, istintivamente cerco i profumi, gli odori  dell’infanzia, ma immediatamente realizzo che purtroppo tutto è cambiato! I balconi e le finestre sono in alluminio, i ballatoi e la ringhiera non esistono più.  La terra battuta è  ricoperta da cubetti di porfido; garage e tettoie dove c’erano le stalle;  del vecchio cortile è rimasta solo la nicchia della Madonna.

Oggi è pulito e disposto secondo un nuovo ordine.

Avrei voluto ritrovarlo sporco e disordinato come un tempo, con  la  polvere che si sollevava sotto i carretti, con la foschia che digradava ovunque, il fragore del carretto con la botte forata che bagna le strade principali, l’aroma dei giorni di festa, vorrei calzare le scarpe di vernice, vestire la camicia bianca e il cravattino, vorrei…  aver ritrovato ‘il mio cortile’. Un gradevole profumo di fiori mi ricorda Anna, e com’era stupenda quella sera!

La luce del tramonto le tingeva il viso, il vento agitava i capelli neri che cadevano disordinati sulle sue spalle. Pregava davanti alla Madonna, una mano faceva scorrere la catenella e i grani del  rosario,  l’altra stringeva un grazioso mazzolino di papaveri e fiordalisi.

Quando ripenso a com’è finita la nostra storia d’amore mi sento ancora a disagio. Forse se avessi messo da parte il mio orgoglio o se avessi avuto il coraggio di chiarire alcuni dubbi,  oggi sarei certamente  più sereno. Quando la vidi avvinghiata a Salvatore, sulla sua nuovissima Aspes gialla,  pensai che Anna avesse già scelto lui,  per la sua moto o per il suo denaro.

“Lei è troppo per te, tu non sarai in grado di farla felice, Renato, vedrai che te la porterò via!”.

Mi chiedevo perché Salvatore mi umiliasse così. Perché volesse distruggere la nostra amicizia.

Dopo le sue parole il mio cuore si riempì d’amarezza, e con impeto gli sferrai un pugno.

Come lo scorrere veloce della pellicola di un vecchio film, sfumavano le immagini dei momenti lontani… le battaglie cowboy e indiani, la ricerca del pezzo di legno per l’arco e il fucile, le frecce con le bacchette dei vecchi ombrelli; carta velina, qualche legnetto e del filo avvolto su spolette di legno e gli aquiloni volteggiavano sopra le nostre teste, eleganti e leggeri,  mentre le nostre mani bruciavano e sanguinavano immancabilmente!

Cinque lire:  farina di castagne e una cicca,  oppure la Golia e una sigaretta fumata di nascosto dietro la stazione. Le lunghe giornate di scuola, i pomeriggi dei compiti, le merende;  pane burro e zucchero, il  tepore  della stufa, le guerre a palle di neve, la felicità dell’inizio delle vacanze e le lunghe corse nei campi di grano.

I cuori trepidanti, le incertezze, le scoperte e le tentazioni.

Abbiamo condiviso gli anni più importanti della nostra vita: la spensieratezza, l’impegno e i dolori.

La nostra amicizia iniziò quando avevo circa otto anni e una mattina di marzo vidi entrare nel cortile il carretto dei traslochi. Letti, reti, materassi e qualche vecchio mobile erano i modesti averi della famiglia Fioriello.

Due adulti e due bambini seguivano il mezzo del signor Peppino.

Assuntina camminava lentamente incollata al fratello. Era una bambina dolcissima dallo sguardo carezzevole.

Inizialmente ero un po’ intimorito dal quel ragazzo robusto con la pelle scura, pensavo fosse più grande di me,  ma poi rivelò che eravamo coetanei, come le nostre sorelle.

Ester e Assuntina coltivarono una grande amicizia,  fino al quel penoso giorno d’estate.

I genitori di Salvatore presero in gestione un locale vicino al cortile, era chiamato “il Bar dei  combattenti”.

C’era un bancone di legno dove servivano le bevande, scaffali colmi di  merce, quattro tavolini e un  grosso televisore in bianco e nero.  Un giorno entrai con mia madre,  e guardando in giro fui colpito da un oggetto avvolto in una carta azzurra. Salvatore ridendo disse che erano degli spaghetti e venivano da Napoli.

Non avevo mai visto degli spaghetti così lunghi o forse non avevo mai visto gli spaghetti?

L’integrazione dell’immigrato necessitava di un po’ di tempo. Chi non era nato in paese  era  semplicemente un forestiero, sia che giungesse da un località distante mille chilometri che da uno. La famiglia arrivata acquisiva immediatamente il nome della località o della regione d’origine. Ma tutti i meridionali erano chiamati “Terun”. Il locale della famiglia Fioriello era identificato come  “la Butega del Terun”.

La voce delle campane era una delle presenze più care nel cortile, quando però suonavano a morto si percepiva la malinconia e il cordoglio popolare. Gli animali nelle stalle sembravano addormentati, le radio nelle case erano spente e i bambini si addormentavano con il timore della signora con la falce.

Nuvole d’organza bianca colmavano gli spazi vuoti della piccola bara,  profumavano ancora di confetti della prima comunione. Piccole macchie scure coprivano l’esile corpo consumato dalla leucemia. Come in uno scrigno bianco riposava la dolcissima Assuntina.

I vicini erano tutti uniti in un grande abbraccio di solidarietà. Anche mia madre ogni sera accendeva una candela davanti a Sant’Antonio, pregando e invocando la grazia per la guarigione della bambina.

Salvatore non comprendeva la gravità della situazione. Si sentiva abbandonato, escluso, talvolta correva a nascondersi nel fienile e ci restava per ore.

Origliavo dietro alla porta di casa, cercando di carpire qualcosa dai discorsi dei miei genitori,  ma percepivo solo parole di morte imminente per la bambina.

Dopo mesi di sofferenze Assuntina si spense. Povera bambina … aveva solo sette anni!

Le campane suonavano a morto, tutti gli abitanti del cortile piangevano e si disperavano.

Salvatore, quando il cielo era nuvoloso,  diceva che qualcuno aveva rubato le nuvole di Assuntina, i tuoni e lampi lo terrorizzavano, cercava un nascondiglio sicuro e lo abbandonava solo quando il cielo era  sereno.

Ester ritornò a sorridere solo dopo molti  mesi. La perdita dell’amica  le causò tanta sofferenza.

“La medicina per sopravvivere è il tempo che passa”, diceva mio padre, e aggiungeva:  “ La vita deve andare avanti, ora dopo ora, giorno dopo giorno, fino a quando verrà la nostra ora”.

Poi…quando i nostri pantaloni erano più lunghi, l’oratorio e il gioco del calcio erano sempre meno divertenti, dopo la messa attendevamo le ragazze che uscivano dalla chiesa: erano  sempre in gruppo, ripiegavano il velo e si ravvivavano i  capelli, parlavano e sorridevano. Belle, giovani donne in fiore, come le prime primule a primavera!

Le seguivamo pensando alle parole da usare per il primo approccio. Le sottane danzavano all’ondeggiare dei loro fianchi, alcune avevano le caviglie esili, altre muscolose,  ma sempre eccitanti.

Eravamo profondamente attratti dalle rotondità dei seni,  che sobbalzavano ad ogni  passo. E  poi,  un giorno,  incontrammo il nostro primo Amore.

Mi chiedo ancora perché mi trovo qui,  e cosa sto cercando?

Penso che sia giunta l’ora d’andarmene, oramai sono solo un intruso… in una  proprietà privata!

Mi giro per andare, ma sento rumore di passi, un ragazzo mi chiama e nel suo viso c’è qualcosa di familiare       .

“Scusi signore, cerca qualcuno?”

“Mi scusi tanto! Sono entrato per curiosità. Un tempo abitavo nel cortile, mi scusi ancora, stavo andando via!”

“Il suo cognome?”

“Calcaterra”

“Mio padre parlava spesso di un amico d’infanzia, un certo Renato Calcaterra”

“Sono io. Come “parlava”… Salvatore è morto?”.

Questo è il figlio di Salvatore,  non è possibile,  avrà l’età del mio!  Salvatore è morto. Quando?

I miei occhi si riempiono di lacrime, non posso credere che Salvatore sia morto!  Un grosso nodo in gola m’impedisce di parlare. Coraggio Renato, coraggio, devi dire qualcosa!

“Scusi, quando è morto?”

“Due giorni fa.

Infarto, l’abbiamo portato a casa ieri. Stiamo aspettando quelli delle pompe funebri.

Dovrebbero essere già qui, perché alle tre ci sarà il funerale”.

“Posso vederlo?”

“La cassa è sigillata”

“Non ha importanza”

“Venga”.

Percorriamo un vicolo strettissimo,  in due si cammina a malapena,  passiamo da un cortile all’altro, svoltiamo a destra,  poi a sinistra ,  finalmente giungiamo davanti a un portone verde scuro  ed  entriamo.

“Prego. Mi segua”

“Grazie”.

L’ingresso è molto luminoso,  una moltitudine di piante e fiori rendono l’aria quasi irrespirabile. Su una grande mensola è collocata una bellissima collezione di bonsai. Lungo il corridoio vi sono tre porte chiuse ed  una  aperta. Entro:  ancora fiori e la bara di Salvatore.

Nella stanza sono presenti quattro persone: tre uomini e una donna completamente vestita di nero…    non è Anna, non è lei!.

Chino il capo in segno di saluto e cordoglio, vado vicino alla bara, accarezzo il legno brillante,  recito l’Eterno riposo e, con la voce dell’intimità,  parlo a Salvatore:

“Ciao Salva.

Solo ora ho capito perché sono qui. Salvatore io non ho mai dimenticato la

nostra  amicizia, mai!

Dopo la tua partenza per il militare ho avuto il tempo per riflettere. Credo che  abbiamo entrambi commesso troppi errori! Al tuo ritorno avrei dovuto parlartene,  ma ero troppo orgoglioso. Lo so, tu mi hai umiliato, io t’ho ferito,  ma amavamo la stessa donna o forse tu l’amavi di più!

Quando ho saputo che mi stavi cercando, io t’avevo già perdonato,  però non volevo ammetterlo, anche se a quel tempo conoscevo già il vero amore.

Fra poco andrai via  per sempre,  ti chiedo scusa  perché ti parlo solo ora che stai partendo, ah….4444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444444 un’ultima cosa Salva: lungo il tragitto è possibile che tu veda delle nuvole in cielo, calmati, non aver paura!

In lontananza vedrai una bambina che indosserà l’abito della prima comunione, Salvatore, sarà  la tua Assuntina e ti starà aspettando.

Con il suo sguardo carezzevole ti darà il benvenuto,  con la sua piccola manina t’inviterà a seguirla e ti accompagnerà dove dovrai andare.

Addio Salvatore.

Amico mio.”

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A.S.I.MOV.

Fiorella Carrera

( Fiore)

L’ultimo giorno

Finalmente la luce dell’imbarco si accese ed entrambi furono distolti dai loro pensieri. Bianca raccolse la borsa e la giacca e dando un colpetto alla spalla di Gabriele disse:”Andiamo”.

-          Non ti aspettavo! Quando ho visto l’ombra del container che mi stava schiacciando, tu eri già lì.

Mi guardavi e sorridevi, ho pensato che stessi sognando,  che mi sarei svegliato presto,  poi un dolore atroce al petto e tutto è diventato buio.  Morire adesso, sul posto di lavoro? Non può essere! Tu mi parli e dici:  “Andiamo”. Andiamo dove?  Deduco che sia arrivata la mia fine, è vero?

-          Gabriele, aspetta un attimo! Stavo pensando che oggi non posso accompagnarti, sono troppo stanca! Ho girato il mondo: fabbriche, cantieri edili, cantieri navali, strade e piazze, voglio riposarmi un giorno, solo oggi, ti concedo ancora un giorno, usalo come vuoi.

-          Un giorno? Non basta un giorno, passa troppo in fretta, un giorno, questa è una crudeltà!  Come faccio, sono consapevole che è l’ultimo giorno della mia vita, è terribile!

-          Mi dispiace, accontentati, non sprecarlo, si sta consumando!

-          Ho paura. Aspetta, non andare via, non lasciarmi solo! Andiamo…dove?

-          Sei sicuro? Non mi odi?

-          No so, adesso ho solo paura.

-          Ti posso dare un consiglio? Calmati un attimo, utilizza solo qualche minuto e rifletti.

-          Devo ricordare? Ripercorrere gli anni della mia vita. Gli errori? Non avrei il tempo per evitarne altri, no, questa è una crudeltà!

-          Pensa ai sogni della tua vita, parole non dette, carezze o baci negati, desideri, piaceri.

-          Il tempo dove lo trovo?

-          Raccontami un sogno che non si è realizzato e perché.

-          Aspetta tu adesso!Un momento… Tu sei un sogno.  La Morte Bianca è una morte crudele, non ti dà tregua, non può concederti del tempo, ti strappa dai tuoi cari, senza preavviso, in un modo, ripeto, ‘crudele’. Ti prende mentre stai lavorando, e nella maggior parte dei casi la colpa è del tuo datore di lavoro, perché non sono state rispettate le norme di sicurezza, per la scarsa manutenzione degli impianti, per la riduzione dei costi del personale o  per il mancato rispetto dei turni di lavoro, solo in qualche caso è per fatalità. Tu sei gentile, mi dai una possibilità, no, tu non sei la Morte Bianca! Tu sei un Angelo e ti stai burlando di me, ti chiami forse Gabriele come me? Dimmi la verità, ti prego, oggi mi trovavo al porto per caso, volevo controllare solo un container, veramente doveva farlo il principale, ma poi ha mandato me. Si, va bene,  ero in una zona vietata,  ma qui sono entrato altre volte e non ho mai visto nessuno che controlla, oggi no, doveva capitare questa disgrazia,  e proprio a me. Non ci credo, tu mi stai prendendo in giro. Sei un angelo o un sogno?  Fra poco mi sveglierò e riderò per questo stupito sogno!

-          Gabriele sei ingenuo…IO  SONO  LA  MORTE  BIANCA. Sono solo stanca, tutto qui!

-          Non ti credo. Alla fine ti scoprirai,  oppure io finalmente mi sveglierò, non sono stupido e neppure ingenuo, io leggo i giornali sai, io sento la radio, vedo il dolore sui volti dei familiari delle vittime, vedo le immagini dei funerali. Questi poveri operai  bruciati, schiacciati, precipitati, travolti nei luoghi dove si guadagnano il pane e tu mi concedi un giorno? Mi fai ridere. Sei  ridicola!

-          Pensala come vuoi, mentre parli, il tempo passa e il tuo giorno se ne va, affari tuoi!

-          Va bene, facciamo finta che sia così, sto al tuo gioco. Cosa volevi sapere? Un sogno?  Allora… ho sognato di trovare una lettera nascosta in un vecchio armadio. Una lettera scritta da mia madre.

-          Una lettera per te, questo non è un sogno, non dipende da te.

-          Sì,  l’ho sognato o forse desiderato.

-          Cosa avresti desiderato leggere in questa lettera? Curioso quello che dici!

-          “Gabriele ti voglio bene”.

-          Solo questo? Non potevi chiederlo? Pensi che tua madre non ti abbia voluto bene?

-          Non ne sono sicuro, desideravo vedere questa frase, un po’ d’affetto impresso sulla carta!

-          Il vostro è stato un rapporto difficile?

-          Molto difficile! Non ricordo più il calore delle sue carezze, qualche cenno d’approvazione, tante critiche e troppi schiaffi.

-          Forse solo incompatibilità di carattere?

-          Forse! Quando ho iniziato a conoscere il mondo, lei mi ha fatto sempre sentire inadeguato, incapace e stupido. Voleva che studiassi di più, voleva  che mi laureassi come ha fatto suo nipote.

-          Invece hai scelto di fare l’autista.

-          Sì, l’autista. E forse aveva ragione lei!

-          Ricordi dell’infanzia? Della tua casa?

-          Solitudine, molta solitudine. Litigi tra mia madre e la nonna. Musi  lunghi. Dovevo scegliere con chi stare. Subire le loro frustrazioni. Poi la sera rientrava dal lavoro mio padre, il caro papà e la sceneggiata continuava.  Fingevo di giocare, ma li ascoltavo! Volevo crescere  per  poi essere in grado di fuggire lontano da quella casa.

Sono cresciuto troppo in fretta e credo d’aver dimenticato i baci e le carezze di mia madre, se

mai ci sono stati!

-          Gabriele tua madre ti voleva bene! Non la sapeva dimostrare, credimi!  Ho inteso che adoravi tuo padre, è vero?

-          Sì, l’adoravo! C’era del feeling tra noi.

-          Ha mai scritto da qualche parte: “Gabriele ti voglio bene?”

-          No. Non era necessario! Io lo sentivo dentro. Discutevamo spesso, non condivideva alcune mie scelte, però c’era rispetto reciproco e calore nei piccoli gesti.

-          ‘Solo questione di feeling, solo di feeling’. Una vecchia canzone di Riccardo Cocciante?

-          Ti sembra il momento di scherzare?

-          ‘Così per scherzo fra di noi
improvvisando un po’,
ti seguo pure vai.
Oh, oh, oh, oh…
La sera arriva,
il giorno piano piano se ne va,
ma se canti resta là….’

-          Sei proprio una stronza!

-          Scusa Gabriele. Questa canzone è meravigliosa, e mi sono lasciata trascinare dai ricordi.

-          Se tu sei veramente la Morte sai già tutto di me. Perché mi fai raccontare la mia vita? Poi tu hai dei ricordi, è assurdo!

-          Te l’ho detto, voglio riposarmi e poi tu mi hai chiesto di starti vicino.

-          Dobbiamo stare qui tutto il giorno?

-          No. Non è necessario! Vai dove vuoi, il giorno è tuo.

Gabriele prende dal muretto borsa e giacca,  e guarda Bianca.

-          Hai detto che sei stanca? Questi li porto io. Andiamo.

-          Grazie, sei galante?

-          Educato!  Come pesa la tua borsa!  Posso chiederti cosa contiene?

-          Mi è stato ordinato di documentare queste morti sul lavoro e d’individuare i responsabili. Nei casi in cui non sarà fatta giustizia sulla terra, sarà fatta altrove, perché non siano state morti inutili o dimenticate.

-          Nel mio caso è stata solo fatalità?

-          Sei ingenuo Gabriele, molto ingenuo!

-          Ingenuo. Come diceva spesso mia madre. A questo punto non me ne frega più niente, il tempo deve passare, dai andiamo a mangiare qualcosa, ho fame!

-          Che strano! Tutti mi odiano a morte, tu invece mi sembri quasi rassegnato.

-          No. Non lo sono. Cosa dovrei fare secondo te? Guardo l’orologio e sono già passate due ore:  consumate a parlare inutilmente.

-          Non vuoi salutare qualcuno? Tua moglie, tuo figlio o un  amico?

-          No. Non sarei capace di andare via, morirei di dolore. Prima del tempo. Poi non si accorgeranno di nulla fino a domani. Sono sempre in giro per lavoro! Per loro è una cosa normale, e poi prima di domani vedrai che mi sveglierò!

-          Vuoi recuperare qualche oggetto da portare via domani?

-           No.

Inizia a piovere a dirotto. Cercano riparo sotto un balcone. Gabriele piange e Bianca finge di non vederlo.  Tuoni e lampi rendono ancora più tetro il paesaggio intorno a loro. Un autobus si ferma alla fermata, scendono due ragazzi, si rifugiano sotto la pensilina, un cane randagio li segue e si accuccia vicino a loro. Uno dei due ragazzi lo scaccia con un calcio, il cane guaisce e raggiunge Gabriele sotto il balcone.

-          Oggi mi sento come questa povera bestia. La vita mi dà un calcio,  e se non sto sognando,  la morte mi aspetta, ed io non so come arrivare a domani.

-          Non hai mai avuto un cane?

-          Sì. Billy.

-          E’ ancora il tuo cane?

-          No. Morì circa due anni fa. Era un cane adorabile. Abbiamo percorso insieme migliaia di chilometri.

-          Lo portavi con te sul camion?

-          Sì, da quando il principale ha licenziato il secondo autista.

-          Come, viaggiavi da solo?

-          Viaggiavo anche per due giorni, mi fermavo a riposare solo qualche ora.

-          Bastardo!

-          Le ore in più le pagava bene. Avevo bisogno di soldi. Era un periodo difficile!

-          Un ricatto.

-          Forse.

Ha smesso di piovere. Decidono di ripartire alla ricerca di una trattoria o di un ristorante. Percorrono i carugi stretti, puzzolenti di pesce e urina,  nonostante la pioggia appena caduta. Incontrano uomini e donne con il sacchetto del pane o la borsa della spesa, ragazzi che dovrebbero essere a scuola, anziani che raccontano il dolore del giorno,  “o, com’è difficile campare con la  pensione”, e bambini che imparano  osservando il mondo dal basso dei loro passeggini.

Profumo di pane, olio o qualche pietanza appena cotta. Una siringa abbandonata vicino al tombino. Gabriele pensa “che gente”, e “le città di porto sono tutte uguali!”.

-          Gabriele raccontami di tuo figlio.

-          Cosa vuoi sapere?

-          Cosa fa? Lavora, studia?

-          Ti posso raccontare cosa disse la psicologa durante il primo incontro.

-          Va bene!

-          ‘L’essere incompreso o escluso, rifiutato o troppo desiderato nell’ambito familiare crea nel ragazzo un senso di vuoto, d’angoscia esistenziale, di inutilità che lo porta ad un odio verso i familiari e verso la vita stessa. Una componente di questo sentimento è però diretta

contro di sé…’

E poi aggiunse:’Anche amare troppo non va bene!’

Sono stati anni difficili, di preoccupazioni, di paure e inevitabili tensioni.

Non mi va di parlarne ancora.  Maurizio è uscito da solo dal tunnel.

Attualmente ha un buon impiego in banca e nel tempo libero presta servizio in un centro

d’ascolto telefonico per  giovani in difficoltà. Basta ho finito!

-          Bene. Gabriele, guarda!  “Osteria dei carugi in fiore”. Può andar bene?

-          Non lo conosco questo ristorante, non ho mai mangiato qui, ma se vuoi entriamo.

E’ un locale molto elegante: tavoli rotondi con tovaglie in fiandra color crema; fiori ovunque: sui mobili in ciliegio, ed al centro di tutti i  tavoli; un camino enorme, come quello delle fiabe;  sulle pareti vecchie fotografie in bianco e nero;  e il  personale indossa pantaloni neri e la camicia color crema come le tovaglie.

Sono presenti solo tre clienti: una giovane coppia che sta pranzando in un angolo un po’ appartato e un signore anziano che sta leggendo il menu.

Gabriele non ha ancora deciso se restare,  invece  Bianca ha già scelto il tavolo centrale, è seduta e lo sta aspettando. Ma poi Gabriele la raggiunge e si accomoda anche lui. Non ha voglia di parlare , osserva la coppia di fidanzati e pensa.

Dopo qualche minuto con un cenno della  mano cerca di farsi notare dal cameriere per la comanda,  ma l’uomo passa davanti a loro tavolo,  ignorandoli. Nella sua mente esplode una terribile domanda che quasi gridando rivolge a Bianca.

-          Non ci vede?

-          No. Non può vederci. Non esistiamo.

-          Come non esistiamo???? Perché mi hai portato qui?

-          Tu hai detto di avere fame.

-          Bianca, perché? Dovevi lasciarmi morire schiacciato sotto il container, che cosa terribile! Non sono vivo e non sono morto. Maledetta chiunque tu sia, sogno o non sogno! Tu sia maledetta!

Gabriele piange disperato, si alza ed esce immediatamente dal ristorante. Cammina in mezzo alle gente e Bianca  lo segue.

-          Gabriele aspetta, fermati un attimo!

-          No. Basta. Avevo detto che non eri crudele, invece mi sbagliavo, mi stai facendo più di una crudeltà, vorrei sapere solo perché. Vattene! Lasciami solo.

-          Fermanti un attimo. Abbiamo camminato per ore!

-          Ho detto VATTENE!!

“Non sono vivo e non sono morto”. Questa frase continua a tormentarlo, cammina assorto nei suoi pensieri,  e senza volerlo si è avvicinato alla zona centrale della città, ancora due isolati e può raggiungere la Banca dove lavora Maurizio. E’ pomeriggio, gli sportelli sono chiusi al pubblico e gli impiegati sono nei loro uffici. Decide di andarci, sperando di poterlo vedere per l’ultima volta. Guarda all’interno della banca,  e dopo qualche minuto lo vede che si sposta da una scrivania all’altra. Maurizio è un ragazzo bellissimo, nonostante le sofferenze per il problema con la droga ed ha ancora quella espressione da bambino. Gabriele ricorda quando lo vide per la prima volta: era una creatura piccolissima, con la pelle grinzosa e quattro peli in testa, se fosse stato il figlio di un amico sarebbe stato bruttino, invece suo figlio era meraviglioso!

“Ora sei un uomo. Hai dimostrato a me e a tua madre che sei in grado di decidere della tua vita da solo. Caro figlio mio, ti devo lasciare, ma sono contento di averti visto. Perdonami per non averti detto abbastanza quanto ti voglio bene!  Prego Dio affinché possa essere sempre il guardiano della tua vita.”

Spera che queste parole giungano al cuore di Maurizio,  e anche se desidera poterlo abbracciare per l’ultima volta,  se ne va,   perché sa che non gli è stato concesso.

Il tempo passa velocemente, il sole sta già tramontando all’orizzonte, Gabriele è sfinito: ha camminato tutto il giorno e l’ipotesi del sogno è sfumata definitivamente.

Decide che gli rimane solo una cosa da fare: salutare Manuela, e si dirige verso casa.

Manuela è in cucina che sta preparando la cena, è ancora una bellissima donna, gli anni non

hanno segnato il suo bel viso. Insieme hanno vissuto anni  molto difficili, e, per fortuna,   il suo carattere positivo è stato determinante per entrambi.

Gabriele vorrebbe entrare in casa,  come se fosse una giornata qualunque:  sedersi in cucina e vederla andare avanti e indietro tra il frigorifero e i fornelli, ascoltare i suoi discorsi che non finiscono  mai e accarezzare i suoi capelli, sempre in ordine per quei buffi bigodini che indossa ogni sabato mattina, ma lui è già andato, non esiste più, è solo un anima costretta a vagare per la città in questo giorno che sta volgendo al termine.

“Manuela ti amo e ti amerò per sempre!

Grazie per tutto quello che abbiamo condiviso, grazie per aver accettato le mie mancanze. Tu per me sei stata ‘la vita’.

Ti auguro di superare anche questo dolore e di continuare con la gioia e la serenità che ti contraddistinguono.

Addio amore mio.

Basta, non ne posso più, adesso voglio morire”. 

Gabriele s’incammina verso il porto. Nella sua mente scorrono le immagini dei momenti più significativi della sua vita.  Non pensa, non piange, è solo uno spettatore.

Finalmente la luce dell’imbarco si accende. Bianca è già arrivata, indossa la sua bruttissima giacca e la borsa è lì, vicino ai suoi piedi.

Gabriele si avvicina,  le da un colpetto sulla spalla e dice: “Adesso muoviti, andiamo!”.

19 Ottobre

Pubblicato il 19 Marzo 2010 da fiore.
Categorie: Argomenti vari.

19 Ottobre

Papà

anche se vivo senza te,

come vorresti tu,

questa è la mia vita,

e la continuerò come un ramo spezzato,

oggi però vorrei tanto averti qui,

nella mia malinconia.

Sento la musica del sax

che piange al tocco delle tue dita,

note addolorate,

qui,

vicino a me,

anzi  dentro la mia anima.

Ti ascolto papà,

sì,

ti sto ascoltando,

ma sono senza parole,

perché fanno ancora troppo male le parole,

la musica no papà,

la musica mi nutre il cuore;

e tu stai suonando per me.

Grazie d’essere qui … oggi papà

96px-Saxophone_alto

Notte speciale

Pubblicato il 17 Dicembre 2009 da fiore.
Categorie: Internet.

 

Oggi ho trovato in un cassetto questa… Promessa

Pubblicato il 5 Ottobre 2009 da fiore.
Categorie: Argomenti vari.

Milano

Pubblicato il 23 Febbraio 2009 da fiore.
Categorie: Argomenti vari.

 

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La malattia spauracchio

Pubblicato il 13 Febbraio 2009 da fiore.
Categorie: Argomenti vari.

   

La malattia spauracchio

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Scrivere per …

Pubblicato il 9 Settembre 2008 da fiore.
Categorie: Argomenti vari.


Oggi ho ritrovato la tua foto. Ti guardo e sorrido. Vorrei averti qui per domandarti com’è stata veramente la tua vecchiaia?
Avrei bisogno della tua presenza, perché più delle albe, dei tramonti, più del sole o del volo di un gabbiano, la cosa meravigliosa in assoluto è l’affetto di un’altra donna.
Ho sempre ammirato le donne in rinascita, e il loro modo di gridare "sono nuova" , una primavera a novembre, e quando meno te l’aspetti.
Dopo una catastrofe, dopo una caduta, per certe donne non è finita. Si rialzano sempre, anche quando non ci credono, anche se non vogliono.
Questo è un periodo che sembra non finire mai. Un ruolo difficile, dove mi sto giocando l’esistenza.
Ogni mattina ho un esame, peggio che a scuola. Implacabile arbitro di me stessa, devo decidere se sono all’altezza, o se mi devo condannare ad un perenne noviziato.
Succede che a volte sono troppo stanca, e piango alla fermata dell’autobus, perché non riesco più a trattenere le lacrime, e con le parole avrei bisogno di tirar fuori una radice lunga tre metri, ma poi nella più totale solitudine aspetto che s’asciughi la sorgente d’acqua.
Però sono anche convinta che vi è una tremenda contentezza nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della propria situazione perché l’oggi è un dono, e per questo si chiama presente.
Tu sei stata per me un modello di giovinezza: che non è questione d’età, di forma fisica o d’efficienza, ma la capacità di accettare gli eventi senza lasciarsi condizionare mai, e la voglia di sognare, sperare, d’emozionarsi, anche se la realtà a volte fa perdere un po’ d’entusiasmo.
Nella foto nonna indossavi il mio pareo, con semplicità e destrezza, come lo scialle buono per tutte le occasioni.
Guardavi l’obbiettivo e mi sorridevi. Il tuo sorriso era il segno del trionfo: la vittoria dell’anziana che camminava lungo la via del tramonto, senza voler tramontare mai.
Questa è la foto ricordo di una vacanza al mare, quando eravamo ancora in tanti, con le partenze avventurose, piacevoli o faticose, indimenticabili perché vissute quasi sempre giocando.
Nonna, oggi ti chiedo se il mio stato attuale è forse stata la tua ultima beffa? Il rammarico per non esserti stata vicino, proprio quando era l’ora d’andare via?
Durante gli ultimi tuoi giorni eri affaticata e stanca, anche di chiedere aiuto a qualcuno: seduta sulla poltrona, con lo sguardo sfocato scrutavi la strada soleggiata, senza avere neppure la forza di proteggerti dai raggi del sole.
Dovevo capire che avevi già deciso!
Volevo ringraziarti per l’intensità dei giorni felici e per quella lacrima che cerco ancora di nascondere quando guardo un vecchio film.
Adesso sto scrivendo per questa costante irrequietezza, e spero che almeno tu mi possa perdonare.
Nonna, la mia costrizione dell’anima serve a non dimenticarti mai?

La vita è un biscotto

Pubblicato il 14 Luglio 2008 da fiore.
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C’è solo da imparare (dedicato ad un bimbo che ha già imparato)

Pubblicato il 17 Aprile 2008 da fiore.
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guardate

Pubblicato il 15 Aprile 2008 da fiore.
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Bella Zana!

Pubblicato il 3 Aprile 2008 da fiore.
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Bella Zana!

Federico Zanardi, detto Zana. Capelli corti, una cresta al centro della testa ben incollata con il gel.
Occhialini in metallo, due grandi occhi aperti sul mondo e sulla passione per la fisica.
Statura media, cammina lentamente, con le mani nelle tasche dei jeans a vita bassissima, e ogni tanto allunga la felpa per nascondere i boxer bianchi .
Oggi, come ogni giorno feriale, quando torna da scuola, si siede davanti al computer, controlla i messaggi di Messenger, si riposa una mezz’oretta e poi si dedica allo studio e alla ricerca.
Da parecchi mesi sta lavorando ad un teorema riguardante l’interazione dei fluidi con i corpi che vi sono immersi.
Il cellulare vibra sulla scrivania, c’e un messaggio in arrivo, è di Veronica. Apre lo sportellino e facendo una smorfia di disappunto, lo legge: – xkè da qnd nn c6 tvb d+!!!
Pensa alla frase di Marco, la mattina si erano visti nel corridoio della scuola: ‘Bella Zana… Vaitrà , Veronica e quel ganzo d’Andrea, ghignavano e basta, vaitrà Zana e … bella vecchio, ciao, devo andare in classe, è arrivato il mitico e tuo caro prof di Fisica ‘
Decide di non inviare nessun messaggio di risposta, adesso ha altro per la testa.
Ieri aveva avuto la sensazione che era vicino alla soluzione del suo teorema , ma poi le continue telefonate di Marco l’avevano distratto. Oggi non voleva essere disturbato, per nessun motivo.
Prende dalla cartellina blu i suoi appunti, i grafici e le formule, li sistema tutti ordinatamente sul letto.
S’inginocchia sul morbido tappeto di finto pelo, appoggia i gomiti sulle coperte , e con il mento fra le mani cerca un po’ di concentrazione, ma purtroppo non funziona.
Pensa: ‘Forse se provo con un bel bagno caldo! ‘
Infatti decide di fare un bagno. Riempie la vasca , quasi fino all’orlo, si spoglia e immergendosi nella vasca avverte la spinta idrostatica dell’acqua e comprende immediatamente la causa.
Per la felicità Federico esce immediatamente dalla vasca e girando nudo per casa, grida "Che figata , che figata! Sono un genio! ".
E’ nudo e completamente bagnato, cerca subito una biro,un foglio e scrive:
« Un corpo riceve dal basso verso l’alto una spinta pari al peso del volume di liquido spostato »
Prende il telefonino e scrive questo messaggio:" prof ho bisogno di parlarti assolutamente, ho fatto una scoperta importante ciao, Zana"
Indossa la tuta rossa che è ha buttato poco prima per terra, vicino alla porta della sua camera.
Si siede davanti il computer, apre un nuovo documento Word e prepara il discorso per la presentazione della sua meravigliosa scoperta:

Buongiorno signori e signore, mi chiamo Federico Zanardi.
La mia teoria è nata, mentre ero nella mia vasca da bagno. Quando mi sono immerso ho sentito una spinta che mi teneva a galla e mi sono chiesto : ‘Ma cos’è questa forza?
Ho ripreso i miei appunti e sono arrivato a questa conclusione: « Un corpo riceve dal basso verso l’alto una spinta pari al peso del volume di liquido spostato »
Si immagina davanti a centinaia di persone mentre disegna sulla lavagna gli esempi, le applicazioni del suo principio e le relative formule.
Si vede quando ritorna al microfono e si congeda salutando il pubblico timidamente: "Vi saluto tutti e ringrazio il mio prof di fisica , il signor… prof …Rossi".
Federico è un ragazzo di soli quindicianni, ma è un grande genio della fisica, merita tanti applausi e … un Bella Zana!.

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Era forte nonna Antonietta!

Pubblicato il 2 Aprile 2008 da fiore.
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Sai che cosa penso?

Pubblicato il 15 Gennaio 2008 da fiore.
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      –  Sai che cosa penso? … Che è ora di pensare SOLO a me stessa.

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Le note del silenzio

Pubblicato il 7 Dicembre 2007 da fiore.
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Le note del silenzio

Seguo con le dita le note del silenzio.
Percepisco l’insistenza degli sguardi della gente.
Sento l’odore dell’imbarazzo.

Ascolto il buio.
Mi lascio cullare dalle tue carezze.
Sento il tuo corpo che si muove.

Non vedo la luce del sole ma sento il suo calore.
Non conosco i colori della natura ma sento il profumo.
Gusto la fragranza e la freschezza di una pesca appena colta.

Fiuto l’odore della passione.
Ti fisso con i raggi dell’anima.
Vedo ogni giorno, sempre, il tuo grande amore…

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Cento di questi giorni…

Pubblicato il 4 Dicembre 2007 da fiore.
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Com’era bello quel dolore

Pubblicato il da fiore.
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Prima o poi la felicità arriva!

Pubblicato il da fiore.
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Prima o poi la felicità arriva!

Ho faticato tanto in officina e poi la sera all’Istituto tecnico, amavo Elisa e volevo stare con lei,

infatti dopo il diploma riuscii ad accumulare dei soldi e la sposai.
Abitavamo in un piccolo appartamento in affitto , era modesto però dalla cucina

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