Buio nel bosco

Pubblicato il 15 Febbraio 2013 da fiore.
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La pressione delle mie scarpe
procura un turbamento d’aromi,
un crepitio di foglie secche, rami spezzati,
muschi strappati.

 

Il respiro è affannoso,
come tremule foglie che vibrano al vento.
Un gufo fischia la sua malinconica canzone,
lo stridio della civetta lacera la quiete notturna.

Alle mia destra qualcosa di muove,
poi il silenzio,
un fievole squittio si allontana.

Sfioro una superficie ruvida e rugosa,
è la corteccia di un albero;
ha l’odore dei libri antichi.

Un fremito d’ali,
il profumo di fiori e di spezie,
forse ninfe dei boschi o piccoli folletti
che abitano la quercia?

Qualcosa mi punge la caviglia,
è un legnetto, dritto e sottile,
profuma di nocciole;
è la bacchetta magica di una fata.

Ogni mio giorno è adorno di fantasia,
senza colori e la bellezza di un sorriso,
ma l’energia che mi circonda la vedo;
sia col sole che quando è sera.

Fiorella Carrera

 Quarta classificata al Concorso - Scrivi ad alta voce 2010

RINASCERE

Pubblicato il 13 Febbraio 2013 da fiore.
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Stamattina si è svegliata presto.

Un misto di ansia e gioia ha mosso tutti i suoi gesti: ha fatto il caffè e per sbaglio ha versato un po’ di zucchero nel lavandino.

Non le è importato. Il giornale era ancora sul tavolo e quando si è girata per prenderlo ha alzato gli occhi sulla finestra e ha visto la neve.

Si è avvicinata al vetro: una pioggia gelata, bianca, cadeva nel cortile a fiocchi spessi.

Non è riuscita a smettere di guardare.

Qualcosa ha cominciato a sciogliersi dentro di lei e a scorrerle lungo le braccia, le gambe.

Un po’ alla volta tutto è diventato nuovo, anche lei.

E non è che non abbia sentito il frastuono che viene dall’altra stanza.

Solo, non vuole muoversi, andare di là.

Si sente rinata ed è contenta di averlo fatto.

 

La città è ricoperta dal manto bianco,  le piante  barcollano, sofferenti sotto il peso della neve.

Come se fosse al cinematografo,  vede sul vetro della finestra le immagini del suo passato; quei ricordi,  che più si cresce più restano incisi nel cuore.

Una donna anziana che affetta le arance, poi le dispone in una ciotola con dello zucchero semolato,  fuori tutta la campagna è coperta di neve.

Un bambino beve il sughetto divino,  depositato sul fondo della  ciotola marrone, poi fissa il regalo che è  sul tavolo della cucina, lo prende e lo apre con gli occhi colmi d’emozione: c’è il carrarmato Perugina, il cremifrutto Althea e un libricino colorato con le immagini delle battaglie famose, poi c’è un pezzo di carta marrone, quella che usava la mamma per avvolgere il salame, e una scrittura  tremolante: auguri di buon compleano da mama e papà.

Domitilla sorride e domanda:

- Gelindo hai trovato anche la penna fischietto? Adesso però devi fare la penitenza;  dire, fare, baciare, lettera e testamento.

 - Aspetta un attimo! Usciamo a  raccogliere un po’ di neve per la granita?

 

Cade una lacrima mentre di là qualcuno grida: «Maaaaaaaaaaaaa telefonooooooooo.»

 

Racconto che ha partecipato al Concorso Blusubianco – Muller e Scuola Holden

 

La mano

Pubblicato il da fiore.
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La mano

Dopo aver contemplato  l’ecografica della mia nipotina,  ho pensato che dovevo  conservarla in un posto  speciale :  un vecchio  comò  foderato con la carta fiorentina.

Ho aperto il primo cassetto,  e sotto una busta arancione,  ho trovato una foto  colorata leggermente di rosa.

Sono io,  da piccola, appoggiata alla spalliera di un  divano.

Lo riconosco è quello della nonna Antonietta!

Ho un  faccino paffuto e un bel  sorriso … sdentato.

Davanti a me c’è una mano,

 apparentemente rilassata:

 la mano di mia madre.

Mi sembra di sentire il calore di quella mano,

la mano che mi ha guidato alla vita.

Come ora,

e come farò per sempre ,

 accarezzerò quella mano;

 con la punta delle dita…

 e con il cuore.

 

 Fiorella

 

 

Il segnalibro

Pubblicato il 12 Febbraio 2013 da fiore.
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 Dannazione…  in questo libro c’è qualcosa di strano.

Sarà il titolo, oppure, come dice il giovane Gabriel, è uscito dalla penna di uno scrittore alquanto sui generis. Una lettura difficile, però ho deciso che devo arrivare alla fine.

Che stramberia!  Ieri, prima di metterlo in borsa, senza rendermene conto,  ho fatto un’orecchia alla pagina, di certo non è mia abitudine, soprattutto se il libro mi è stato prestato,  forse temevo di scordare dov’ero arrivato. Bel professore di matematica sono!

Oggi l’ho ripreso in mano e … l’orecchia non c’era più.

Ho dovuto  rileggere qualche frase e una in particolare ha catturato  la mia attenzione.

Se lo chiedessi a mia madre, mi risponderebbe: Maddy  la vita non è una gara di popolarità”

Bè, io le risponderei che non lo è nemmeno la morte.

Meglio che  non ne parli con nessuno, mi prenderebbero per matto.

Improvvisamente mi trovo catapultato sul letto mia madre, anzi sul nostro letto.  Avrò avuto sei o sette anni. Mia madre: una donna bellissima.

“Mammi, che buon profumo hai stasera!”

“Ti piace cicci?”

“Sì.  Anche la tua collana che luccica.”

“Mammi, stasera posso aspettarti?

“No, ho due clienti, e i conti da fare,  farò tardi. Ti mando Wanda, ti vuole salutare, domani parte.”

“Sì, anch’io la voglio salutare.”

“Cicci, finisci i compiti di aritmetica. Poi vè … subito a dormire.”
“Mammi se la signora Merlin muore, potremo ritornare qui?”

“Non credo. Buonanotte  amore.”

“Notte mammi.”

Poi mi è venuto un sonno incredibile e,   prima di chiudere questo benedetto libro,  ho pensato:

Addio vestaglie semiaperte, veli multicolori, calze nere, sopracciglia a virgola, scale a chiocciola, sale d’attesa.  Addio Wanda,  addio sora Gemma, addio prof. Cetera  di giorno… eccetera eccetera di notte.

Buonanotte Rina, addio mamma famosa e dolcissima… meglio che domani non parli proprio con nessuno!

La pistola

Pubblicato il 11 Febbraio 2013 da fiore.
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La pistola

 

Mia dolce Burmilla non avrei mai pensato d’esser costretto ad acquistare un arma.

Le armi portano solo guai,  ma un  incubo ricorrente non mi faceva più dormire.

Io non so sparare,  e forse non lo farò mai,  ma con una pistola dietro il bancone  mi sento più sicuro, e posso continuare a vivere.

Tu non c’eri Burmilla,  ma credimi,  è stato terribile.

Mio padre era in una pozzanghera di sangue,  ed io ero lì,  dove sei seduta tu.

Terribile!

 

Alla fine del mese, quello uscirà dalla prigione, lo so, adesso è solo un vecchio malato, ma io ho ancora paura.

 

Miaooooooo.

 

Ok vieni, ti faccio uscire un po’, vai a fare un giretto  e  ritorna presto.

 

Arriva gente.

Suonando alla porta.

Due ragazzi, giovanissimi.

Il ragazzo ha un braccio ingessato,  invece la ragazza non la vedo molto bene, è di spalle.

Indossa una minigonna da paura.

Quella la vedo benissimo!

 

Mi sembrano a posto.

Apro.

Intanto la pistola è qui.

 

- Miaooooo.

- Burmilla!!!!!!!!! Che ci fai lì? Dai fastidio.

 

- È suo?

  La ragazza si gira. Ha un viso ME RA VI GLIO SO.

  Le gambe… pure!

 

- Sì. Vieni Burmilla, vuoi andare di là? Scusatemi un secondo, torno subito.

 

Ritorno nella gioielleria. Li trovo  abbracciati. Che carini!

La ragazza ha la stessa espressione della mia Elisa. Quella di quel giorno. Quando le chiesi di sposarmi.

Elisa, la mia adorata Elisa. Se fossi qui oggi, io non avrei perso la mia dignità.

- Eccomi. Ditemi pure ragazzi.

- Vorremmo vedere le fedi nuziali. Dice lui.

- Vi sposate? Siete così giovani!

- No.

- Scusatemi!

- No,  non sono per noi,  sono per i nostri genitori, vorremmo si sposassero. Risponde gentilmente la ragazza.

 

Sono imbarazzato. Non ci capisco niente. 

 

- Come facciamo per le misure? Chiedo.

- Le proviamo noi, andranno  bene.

 

Nel cassetto di destra ho le fedi più economiche. In quello di sinistra quelle più costose.

Apro il cassetto di destra.

 

- No. Non quelle! Quelle con i  diamantini.

 

“Come fa a sapere dove tengo quelle con i diamanti?” “Forse è una rapina” Penso “L’ennesima. Questo individuo non sa che adesso ho la pistola.

Forse dovrei prenderla. Ma io non so sparare”.

 

- Ragazzi… ma li avete i soldi?

- No. Tu però le prendi lo stesso.

 

“Questa è una rapina. Confermato!”

Dall’ingessatura del ragazzo spunta la canna di una pistola.

La ragazza si sposta davanti alla porta e controlla la vetrina della gioielleria.

 

- Attento, prendi solo le fedi, altrimenti sparo!

- Niky non fare il cretino. Grida la ragazza.

- Tu guarda solo se arriva qualcuno, e taci.

- Ok allora arriva qualcuno, cazzo.

- Tu non aprire la porta, se no sparo, hai capito?

 

Fuori c’è un uomo. Credo abbia compreso la situazione. Questo mi tranquillizza un pò. Guarda all’interno, ha l’aria terrorizzata, mi fa cenno di stare calmo. Forse chiamerà la polizia, oppure l’ha già fatto. Se avesse chiamato con il telefonino, me ne sarei accorto. Adesso perchè non se ne va?  Ha la faccia incollata contro la vetrina. Io mi sarei  dileguato, invece lui sta lì,  impalato.

 

- Che cosa ci fa là fuori  mio padre?  Chiede il ragazzo.

- Non lo so, ci avrà seguiti! E adesso cosa facciamo?

- Zitta tu. Non aprire ok? Non ti muovere!

 

Le mie gambe tremano e le braccia pure. La pistola è a pochi centimetri dalla mano destra. Cosa faccio? Il ragazzo è  

Paonazzo. Sta perdendo il controllo. Non si è accorto che arriva altra gente.

 

- Ti sparo, ti sparo hai capito?  

 

Grida, grida sempre più forte, ha gli occhi infuocati, viene verso di me, mi punta la pistola…vicino… troppo vicino, adesso spara, adesso mi spara,  ed io … ed io …

Afferro d’impeto la pistola. Alzo il braccio. Premo il grilletto, non so cosa…

Visto che non ho mai sparato in vita mia,  avrei potuto colpire la vetrina, il lampadario, oppure la cornice del quadro.

Invece no.

L’urlo della ragazza,  la lacrima che scivola sulla guancia dell’uomo che è là fuori,  mi fanno capire che devo aver colpito il ragazzo.

E forse… l’ho ammazzato.

Sì, ho sparato.

Ho sparato davvero.

Con quella maledetta pistola.

Volgo lo sguardo

Pubblicato il da fiore.
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  neve

Volgo lo sguardo 

sull’onda delle mie emozioni,  

negli snodi delle mie lotte.

 

Volgo lo sguardo

verso certi sentimenti di venerazione

con profonda  e solida disistima umana.

 

Volgo lo sguardo  

nel dolore di una madre  

e mi perdo nell’infinito della sua lacrima.

 

Fiorella

 

Sono tornataaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Un augurio per una persona che non c’è più

Pubblicato il 9 Giugno 2011 da fiore.
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Oggi,
che è un giorno speciale
scriverei sulle ali dorate di una stella,
sulla faccia della luna,
e su quella della terra:
TANTI AUGURI MAMMA
Buon complenno

Pubblicato il 2 Novembre 2010 da fiore.
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Foglie-autunno

 

Sguardi d’autunno

 

La voce del vento

sussurra  la sua  canzone autunnale.

 

Sulla collina il bianco campanile     

sovrasta  la cattedrale e il rudere del castello.

 

L’aratro solca e rivolta la terra, 

un cacciatore richiama i cani a gran voce.

 

Tinte calde e variegate macchiano la selva,   

spirali di funo si fondono all’orizzonte.

 

Volano impauriti i cardellini;

fragili e delicate creature della campana.  

 

 Le ghiande cadono dai rami,   

forse ai piedi della quercia nascerà una pianticella ?

 

 

Fiorella Carrera

19 Ottobre

Pubblicato il 22 Ottobre 2010 da fiore.
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19 Ottobre

 

Papà

anche se vivo senza te,

come lo vorresti tu,

ma questa è la mia vita,

e la vivrò come un ramo spezzato.

 

Oggi però vorrei tanto averti qui,

in questa mia malinconia.

 

Sento la musica del sax

che piange al tocco delle tue dita,

note addolorate,

qui, vicino a me,

anzi dentro l’anima.

 

Ti ascolto papà,

sì, ti sto ascoltando,

ma sono senza parole,

perché fanno ancora troppo male le parole,

la musica no papà,

la musica mi nutre il cuore

e tu oggi la stai suonando per me.

 

Fiorella Carrera

L’ultima puntata di Lost

Pubblicato il 30 Luglio 2010 da fiore.
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Ieri sera  ho visto la registrazione dell’ultima puntata di Lost,  quella finale e… sono sincera, non mi vergogno: ho pianto.

Le puntate precedenti sono state molte,  mi ero anche un po’ affezionata ad alcuni di loro: Jack, Kate, James, Sayid, Hugo, Jon Lock, Desmond, e non avrei voluto lasciarli così.

Si lo so, sto parlando di una serie televisiva, ma soprattutto ho pianto perché avrei voluto essere lì con loro, come loro in una realtà alternativa, dove sia possibile vivere diversamente, per un tempo indefinito prima della morte per ritrovare chi si ha amato e purtroppo perduto.

Forse non ho ben compreso il messaggio che gli autori hanno voluto lasciare, ma vorrei vivere con quella speranza, a prescindere dalla religione o altro.

Fiorella

Il sole non è altro che la vita

Pubblicato il da fiore.
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Il sole non è altro che la vita,

 Il sole è il nostro Gesù.

Luce  e  speranza

 

Fiorella Carrera  

sole

 

La meditazione

La nostra paura più profonda

non è di essere inadeguati.

La nostra paura più profonda,

è di essere potenti oltre ogni limite.

E’ la nostra luce, non la nostra ombra,

a spaventarci di più.

Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante,  pieno di talento, favoloso? “

In realtà chi sei tu per NON esserlo?

Siamo figli di Dio.

Il nostro giocare in piccolo,

non serve al mondo.

Non c’è nulla di illuminato

nello sminuire se stessi cosicchè gli altri

non si sentano insicuri intorno a noi.

Siamo tutti nati per risplendere,

come fanno i bambini.

Siamo nati per rendere manifesta

la gloria di Dio che è dentro di noi.

Non solo in alcuni di noi:

è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce

di risplendere, inconsapevolmente diamo

agli altri la possibilità di fare lo stesso.

E quando ci liberiamo dalle nostre paure,

la nostra presenza

automaticamente libera gli altri.

Nelson Mandela

  
 Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

   Nazim Hikmet

  

                                                                  Un sorriso

Un sorriso non costa niente e produce molto arricchisce chi lo riceve,

senza impoverire chi lo da.

Dura un solo istante,

ma talvolta il suo ricordo è eterno.

Nessuno è così ricco da poter farne a meno,

nessuno è abbastanza povero da non meritarlo.

Crea la felicità in casa,

è il segno tangibile dell’amicizia,

un sorriso da riposo a chi è stanco,

rende coraggio ai più scoraggiati,

non può essere comprato, ne prestato, ne rubato,

perché è qualcosa di valore solo nel momento in cui viene dato.

E se qualche volta incontrate qualcuno

che non sa più sorridere,

siate generoso,dategli il vostro,

perché nessuno ha mai bisogno di un sorriso

quanto colui che non può regalarne ad altri.

Gino Mazzella

 

Domani

…e ora non ci sei,
domani è già arrivato,
e brucia dentro sai,
anche se ero preparato,
e cadono parole come pioggia sulla strada,
forse verrà domani il sole che le asciuga.
Non so dove mi porterà questa marea,
a largo o a riva non ne ho idea,
se con qualcuno o se con te,
non so domani neanche se sarò con me.
Ma se domani un altro sole il tuo corpo riscalderà,
però domani un altro bacio dimmi che sapore avrà.
Se domani un pensiero di ciò che era ieri ti chiamerà,
tienilo con te perché
dopo un giorno ancora forse se ne andrà…
Articolo 31
 
  
Senza fine
tu trascini la nostra vita
senza un attimo di respiro
per sognare
per poter ricordare
cio’ che abbiamo gia’ vissuto.
senza fine
tu sei un attimo senza fine
non hai ieri, non hai domani
tutto e’ ormai
nelle tue mani
mani grandi, mani senza fine.
non mi importa della luna
non mi importa delle stelle.
tu per me sei luna e stelle
tu per me sei sole e cielo
tu per me sei tutto quanto
tutto quanto io voglio avere.
senza fine
Gino Paoli

Il cielo in una stanza  

Quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti
ma alberi,
alberi infiniti:
quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Io vedo il cielo sopra noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo.
Suona un’armonica:
mi sembra un organo
che vibra per te e per me
su nell’immensità del cielo.
Per te, per me:
nel cielo.
Ognuno sta solo sul cuor della terra

Gino Paoli – Mina

  

Ed è subito sera

 

Trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera

Salvatore Quasimodo

 

 

Dai il meglio di te…

Pubblicato il da fiore.
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imagesDai il meglio di te…

Se fai il bene, ti attribuiranno 
secondi fini egoistici
non importa, fa’ il bene.
Se realizzi i tuoi obiettivi,
troverai falsi amici e veri nemici
non importa realizzali.
Il bene che fai verrà domani
dimenticato.
Non importa fa’ il bene
L’onestà e la sincerità ti 
rendono vulnerabile
non importa, sii franco
e onesto. 
Dà al mondo il meglio di te, e ti
prenderanno a calci.
Non importa, dà il meglio di te 


(Madre Teresa di Calcutta)

La chimera

Pubblicato il 28 Luglio 2010 da fiore.
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chimera

Ti svegli
e speri
che l’alba t’abbia regalato un pò di dolcezza,
ma l’amarezza
regna sempre nel tuo cuore.

Una chimera?
Sciolta come neve al sole.

Benevolenza invocata,
o semplice affettuosità?

La festa è finita.
Gli amici vengono,
rimangono,

scompaiono e…

se ne vanno.

Poesia onirica

Pubblicato il 26 Aprile 2010 da fiore.
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poesia onirica

Rendo grazie a te

 

L’anima mia,  e anche la mia mente,

 cercavano un segno da lassù,

poi ho chiuso gli occhi e inaspettatamente

 nel sogno sei arrivata tu.

 

Esile e fragile,  passeggiavi tra le viole,  

 hai accolto la mia immagine con la grazia di un sorriso,   

e come un raggio di sole,  

hai cancellato i travagli dal mio viso.

 

 “mamma perdonami, io non so pregare,

vorrei che almeno adesso tu non soffrissi più!

 scusami,  lo so,  non puoi parlare,

 ma… un ultima cosa;  hai incontrato papà lassù?    

 

Rendo grazie a te, con tutto il mio amore

   per il dono di questa vita mia, vissuta con te lungo il cammino

   e per quel bacio mattutino,

 che mi risvegliava il cuore.

 

 Rendo grazie a te,

 perché hai compreso,

  ed ora sei qui con quel sorriso, 

che rapisco per il tanto bisogno che ho di te.

 

Rendo grazie a te mamma, eternamente, 

perché m’insegni che il genitore si concede,

  incessantemente,

anche oltre la morte”.

 

LAB A.A. V.V. SCANTINATI PER MEDUSE E FIORI DI CRISTALLO La follia

Pubblicato il 24 Marzo 2010 da fiore.
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Mi chiamavano Antonio il matto

Mi chiamavano Antonio il matto,

ero nato a capodanno del millenovecento quarantaquattro.

Una mascalzonata creò un gran pandemonio,

e a soli quindici anni  mi rinchiusero in un manicomio.

Le pillole nel cassetto,

i giorni tutti uguali dentro a quel letto,

ero del tutto inerme,

solo e nudo come un verme.

Quando in quel luogo non potei più stare,

dissero che ero grande e che dovevo lavorare,

e allora secondo voi cosa avrei potuto fare?

Raccogliere cartacce  sui marciapiedi da scopare.

Però spesso girava il mondo e anche la testa,

poi  un  giorno quel ragazzo m’invitò alla grande festa:

<<Seguimi Antonio, dai vieni con me!>>

Ho preso tante botte, senza sapere il perché.

Tutto diventò grigio, anche in pieno sole,

un vortice nella mente risucchiava tutte le parole.

A quel punto mi chiesi che senso aveva quell’inutile vita,

un auto arrivò e finalmente anche l’ora di farla finita.

Fiorella Carrera

LAB A.A. V.V. IN CUCINA

Pubblicato il da fiore.
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Layout 1

Avventura in cucina

<<E smettila di fare tutto questo casino, fai traballare il frigorifero.>>

<<Mi muovo perché sento freddo.>>

<<Hai ragione sento freddo anch’io. Ho qualcosa in un posto…e mi da un fastidio!>>

<<Secondo vuoi cosa sta succedendo? Non eravamo tutti morti stecchiti e anche spennati?>>

<<Io sento un freddo boia.>>

<<Forse è una magia, oppure un sogno, ma chi di noi stava sognando?>>

<<Se spingiamo insieme  potremmo aprire la porta.>>

<<Sì, e potremmo cercare qualcosa per coprirci.>>

<<Io mi vergogno tanto.>>

<<Usa quelle foglie d’insalata, ‘anche se non è rimasto molto da coprire!’.>>

<<Ti ho sentito sai…tacchino cretino!>>

<<Cappone.>>

<<Smettetela, cerchiamo di capire cosa sta succedendo, e poi dovremmo coprirci,  altrimenti moriremo di freddo.>>

<<Ma non eravamo già morti?>>

<<Proviamoci.>>

<<Ok, uno due tre, oissaaa.>>

Stumff, patafumf

<<Oioioiii che dolore!>>

<<Ti sei fatta male?>>

<<Solo un pochino e voi tutto bene?>>

<<Tutto ok>>

<<Guardate che bella cucina, grandissima e poi con tutti gli addobbi natalizi.>>

<<Ascoltate, di là la festa,  c’è una festa.>>

<<Che bel calduccio qui!>>

<<Festeggiamenti della vigilia.>>

<<Domani forse faranno festa  qui … e con la nostra carne.>>
<<Vegetariani…no?>>

<<Guarda la pentola che servirà per cucinare te,  è proprio della tua misura!>>

<<Chissà come ci cucineranno?>>
<<Ma che ti frega…scusa!>>

<<Direttamente sulla placca del forno, guardati… sei grosso come un bue!>>

<<SMETTILA CAPPONE!>>

<<Ma sai veramente cos’è un cappone?>>

<<Gallinella  sei molto carina  vestita con l’asciugamano.>>

<<Grazie.>>

<<Allora?>>

<<Il cappone è un gallo castrato, molto semplicemente privato della sua virilità .>>

<<Caro mio grosso grasso tacchino, avevo le piume lucenti e colorate, ero un animale in buona salute; la testa piccola e gialla, senza bargigli ne cresta, le zampe giallo-arancione e la pelle color giallo paglierino, indice di benessere.>>

<<E NE  VAI  FIERO?>>

<< Sono stato allevato rigorosamente a  terra, avevo a disposizione un minimo di cinque metri quadrati di superficie per ruzzolare liberamente nell’aia, io non potrei assolutamente vivere in gabbia o in stabulazione. L’alimentazione è di origine vegetale, senza antibiotici o integratori,  per favorire la crescita,  direi che sono genuino in tutti i sensi! E tu dove sei stato allevato?>>

<<Genuino ma sempre cappone sei, anche se ultimamente sei alla moda, ma cappone rimani!>>

<<Non hai risposto tacchino.>>

<<Ma che ne so dove sono stato allevato, so solo che sono morto.>>

<<La finite voi due?>>

<<Tu sei genuino?>>

<<Ho detto che non m’importa! Ti ricordo solo che un tacchino di quattro o cinque chili basta per un cenone di 30 persone.>>

<<Come ti cucinano… con la panciona ripiena di castagne?>>

<<E allora? Anche con la salsiccia, vitello tritato, mele renette, prugne secche, castagne bollite e pelate, fegato tritato, sale, pepe, noce moscata e altre droghe a volontà, ti bastano?>>

<<E poi… via nel forno: arrosto.>>

<<Tu  invece solo lesso.>>

<<Ti sbagli!>>

<<Basta, mi avete proprio stufato!>>

<<Gallinella tu sarai di sicuro squisita: adagiata sopra un letto di patatine arrostite.>>

<<Spero invece di non essere cucinata io!>>

<<Chissà chi abita in questa casa?>>

<<Credo molte persone, con una cucina così grande!>>

<<Guarda quanti pacchettini colorati!>>

<<Vado a controllare. Voi aspettatemi qui,  e senza far rumore.>>

<<Okkei>>

<<Ma… sei già di ritorno?>>
<<Ho sentito un rumore e sono fuggita.>>

<<Cos’hai visto?>>

<<Tante porte. Tutte chiuse. C’era una scritta ‘Caritas centro di raccolta’, boh!>>

<<Cosa vuol dire? Perché sai leggere?>>

<<Sì. Ma non lo so.>>

<<Attenzione,  arriva qualcunooooooo.>>

<<Torniamo nel frigorifero, corri corri.>>

<<Ma no, ancora lì, al freddo!>>

Stumf

“Miao, miao. Che sogno strano! C’erano un grosso tacchino, un cappone e una gallinella, erano morti e già spennati, ma sono usciti lo stesso dal frigorifero. Parlavano, litigavano e poi… e poi è arrivato un gattone, si sono spaventati e sono tornati dentro.  Chissà cosa vuol dire questo stupido sogno? ”

Sbumm

“Aiutoooo … un rumore nel frigoriferooooooooo, fuggo di là … ho paura miaooooo

Fiorella  Carrera

Agenda degli artisti 2010

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agenda4agenda2010_rid

Antologia C’era una volta

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estrov10

Antologia poetica : LA DONNA

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estroverso ladonna

Sabrina è

una donna intrigante,

l’amica disinvolta e intraprendente,

un’amante seducente,

la fulgida femmina

libera da alibi romantici o sentimentali.

E’

un delicato bocciolo di rosa

che si concede all’umido bacio,

l’ape regina,

il miele vergine,

l’impareggiabile sensazione di benessere e morbidezza.

Sabrina è

e sarà sempre,

l’unico soggetto dei miei desideri,

è la mia forza,

il mio paradiso,

… il raggiungimento di un sogno.

Fiorella Carrera

L’esperienza di Scrivere dvd n.9 e tremilaseicentobattute, spazi inclusi

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dvd n.9

Distratta

Sfoglio una rivista e la sua testa si gira, sento gli occhi fissi sulla pagina e penso: “Che cosa vuole questa?”. Giro la pagina, e lei allunga leggermente il collo, forse per leggere meglio?. Prendo un foglio e matita, accavallo le gambe e cerco di concentrarmi, non c’è niente da fare è cambiato l’articolo ma la curiosità di questa persona no.
Per calmarmi faccio un bel respiro. Eh no, adesso mi sembra di sentire il suo pensiero: – “Che cosa sta scrivendo?” “Molto probabilmente il resoconto della giornata?” .“Oddio, magari ha qualche disturbo della personalità?” “Aiuto, mi sposto leggermente, non vorrei che il mio contatto fisico le creasse qualche turbamento, non si sa mai!”.-
Grazie a Dio suona il suo cellulare, posso tentare di scrivere almeno qualche riga, sento il rumore di un oggetto che cade per terra , qualcosa che era appoggiato sulle sue gambe, mi allungo per recuperare l’oggetto e , trovo un bastone bianco per non vedenti.

Ecco, alcune volte sono distratta e fraintendo atteggiamenti o discorsi e poi per convircermi, insomma …sono abbastanza testarda.

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Cento di questi giorni

Un fragrante letto di pasta sfoglia coperto da frutta fresca, al centro la candelina accesa sopra il numero settantasei e la scritta di cioccolato :“Tanti auguri mamma”.
Felice osservi i tuoi cari che parlano, sorridono e pensi che quella candelina l’hai spenta settantacinque volte, ma stasera quel soffio è troppo faticoso.
Grazie a Dio , il fuoco si spegne.
Guardi la fetta di torta che ti hanno appena portato, sembra che le fragole ti parlino e la sfoglia ti sorrida, è invitante , vorresti prendere la forchetta e portare il cibo alla bocca , ma la tua mano non ne vuole sapere , maledetta ti evita, dei tuoi ordini se ne frega.
Sei assorta nei pensieri, sprofondata nella più completa solitudine.
La guerra è iniziata sei mesi fa , hanno detto che il nemico tu l’hai nel sangue e che alla tua età la sconfitta sarà lenta.
Conosci il nemico ma non conosci la sua forza , è difficile da accettare la sua presenza, ma terribile rendersi conto che LUI ti sta attaccando senza pietà.
Ora lo vedi che t’imprigiona la mano, vorresti gridarle a squarciagola:
“BASTARDO LASCIA LA MIA MANO!”
Ha trasformato il tuo corpo giorno dopo giorno, a tal punto che, quando ti guardi allo specchio vorresti salutare la tua immagine sconosciuta .
Il pianto di un bambino ti strappa dai questi tristi pensieri e ti accorgi che , anche se cerchi di nascondere il tuo disagio , qualcuno ti osserva.
Ormai hai già pregato un bel po’ di Santi del Paradiso e tutti i defunti che hai amato, ti rendi conto che qualcosa devi dire, qualcosa devi fare, finalmente il pollice si muove e le altre dita invidiose cercano di imitarlo e afferrano la forchetta.
Mangi questa benedetta torta, ma il sapore è indefinibile e ne lasci più della metà nel piatto, poi prendi il bicchiere di spumante in mano, lo alzi e gridi : “Cento di questi giorni”
Un augurio a tutti voi cari per altri cento compleanni, io sicuramente ……..

tremilaseicentobateute 56

temilaseiceto batture vol 54