La pistola

Pubblicato il 11 Febbraio 2013 da fiore.
Categorie: Argomenti vari.

La pistola

 

Mia dolce Burmilla non avrei mai pensato d’esser costretto ad acquistare un arma.

Le armi portano solo guai,  ma un  incubo ricorrente non mi faceva più dormire.

Io non so sparare,  e forse non lo farò mai,  ma con una pistola dietro il bancone  mi sento più sicuro, e posso continuare a vivere.

Tu non c’eri Burmilla,  ma credimi,  è stato terribile.

Mio padre era in una pozzanghera di sangue,  ed io ero lì,  dove sei seduta tu.

Terribile!

 

Alla fine del mese, quello uscirà dalla prigione, lo so, adesso è solo un vecchio malato, ma io ho ancora paura.

 

Miaooooooo.

 

Ok vieni, ti faccio uscire un po’, vai a fare un giretto  e  ritorna presto.

 

Arriva gente.

Suonando alla porta.

Due ragazzi, giovanissimi.

Il ragazzo ha un braccio ingessato,  invece la ragazza non la vedo molto bene, è di spalle.

Indossa una minigonna da paura.

Quella la vedo benissimo!

 

Mi sembrano a posto.

Apro.

Intanto la pistola è qui.

 

- Miaooooo.

- Burmilla!!!!!!!!! Che ci fai lì? Dai fastidio.

 

- È suo?

  La ragazza si gira. Ha un viso ME RA VI GLIO SO.

  Le gambe… pure!

 

- Sì. Vieni Burmilla, vuoi andare di là? Scusatemi un secondo, torno subito.

 

Ritorno nella gioielleria. Li trovo  abbracciati. Che carini!

La ragazza ha la stessa espressione della mia Elisa. Quella di quel giorno. Quando le chiesi di sposarmi.

Elisa, la mia adorata Elisa. Se fossi qui oggi, io non avrei perso la mia dignità.

- Eccomi. Ditemi pure ragazzi.

- Vorremmo vedere le fedi nuziali. Dice lui.

- Vi sposate? Siete così giovani!

- No.

- Scusatemi!

- No,  non sono per noi,  sono per i nostri genitori, vorremmo si sposassero. Risponde gentilmente la ragazza.

 

Sono imbarazzato. Non ci capisco niente. 

 

- Come facciamo per le misure? Chiedo.

- Le proviamo noi, andranno  bene.

 

Nel cassetto di destra ho le fedi più economiche. In quello di sinistra quelle più costose.

Apro il cassetto di destra.

 

- No. Non quelle! Quelle con i  diamantini.

 

“Come fa a sapere dove tengo quelle con i diamanti?” “Forse è una rapina” Penso “L’ennesima. Questo individuo non sa che adesso ho la pistola.

Forse dovrei prenderla. Ma io non so sparare”.

 

- Ragazzi… ma li avete i soldi?

- No. Tu però le prendi lo stesso.

 

“Questa è una rapina. Confermato!”

Dall’ingessatura del ragazzo spunta la canna di una pistola.

La ragazza si sposta davanti alla porta e controlla la vetrina della gioielleria.

 

- Attento, prendi solo le fedi, altrimenti sparo!

- Niky non fare il cretino. Grida la ragazza.

- Tu guarda solo se arriva qualcuno, e taci.

- Ok allora arriva qualcuno, cazzo.

- Tu non aprire la porta, se no sparo, hai capito?

 

Fuori c’è un uomo. Credo abbia compreso la situazione. Questo mi tranquillizza un pò. Guarda all’interno, ha l’aria terrorizzata, mi fa cenno di stare calmo. Forse chiamerà la polizia, oppure l’ha già fatto. Se avesse chiamato con il telefonino, me ne sarei accorto. Adesso perchè non se ne va?  Ha la faccia incollata contro la vetrina. Io mi sarei  dileguato, invece lui sta lì,  impalato.

 

- Che cosa ci fa là fuori  mio padre?  Chiede il ragazzo.

- Non lo so, ci avrà seguiti! E adesso cosa facciamo?

- Zitta tu. Non aprire ok? Non ti muovere!

 

Le mie gambe tremano e le braccia pure. La pistola è a pochi centimetri dalla mano destra. Cosa faccio? Il ragazzo è  

Paonazzo. Sta perdendo il controllo. Non si è accorto che arriva altra gente.

 

- Ti sparo, ti sparo hai capito?  

 

Grida, grida sempre più forte, ha gli occhi infuocati, viene verso di me, mi punta la pistola…vicino… troppo vicino, adesso spara, adesso mi spara,  ed io … ed io …

Afferro d’impeto la pistola. Alzo il braccio. Premo il grilletto, non so cosa…

Visto che non ho mai sparato in vita mia,  avrei potuto colpire la vetrina, il lampadario, oppure la cornice del quadro.

Invece no.

L’urlo della ragazza,  la lacrima che scivola sulla guancia dell’uomo che è là fuori,  mi fanno capire che devo aver colpito il ragazzo.

E forse… l’ho ammazzato.

Sì, ho sparato.

Ho sparato davvero.

Con quella maledetta pistola.



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